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Madonna, pizza al bar per il suo 61esimo compleanno

August 20, 2019 Leave a comment

Lo chef star Francesco Panella ha curato il catering per il compleanno della popstar a New York. Nessun fidanzato al party con 180 amici

Compleanno al bar

Per il suo 61esimo compleanno Madonna ha scelto il bar più sexy di Manhattan, almeno così si autodefinisce «Madame X», il bar sulla Houston, dove la popstar ha festeggiato con 180 amici venerdì 16 agosto. La scelta non è casuale: il bar, tutto nei toni del nero e del rosso, si chiama proprio come l’ultimo album, quattordicesimo della carriera, e l’omonimo tour di Madonna. Nessun masseria pugliese o riad marocchino stavolta per la cantante italo- americana, ma un luogo newyorchese, la città che lei stessa ha definito il luogo dove tutto accade. Aveva appena 18 anni quando arrivata dal Michigan con pochi dollari in tasca per tentare la fortuna a New York, chiese al tassista di portarla al centro del mondo e lui la condusse a Times Square.

Pizza e cacio-pepe

Per il catering Madonna ha chiesto all’amico Francesco Panella, chef e proprietario del migliore ristorante italiano a New York, l’Antica Pesa, e star televisiva con i programmi Little Big Italy e Brooklyn Man. «Ci conosciamo da quando lei è venuta per la prima volta nel mio ristorante a Roma con la figlia Lourdes e da allora è nato un rapporto di fiducia che è proseguito nel tempo: Madonna è super professionale, direi quasi maniacale, e quando sa di potersi affidare a una persona dà fiducia piena», racconta Panella, 50 anni, definito dalNew York Times il nuovo volto della ristorazione made in Italy a New York. A sorpresa nessun menu vegano o kosher, ma tipicamente italiano. «Tartare di tonno, pizza, polenta fritta con salsa al formaggio, patate fritte al cacio e pepe e insalata alla vignarola, a base di fave, carciofi e piselli».

La torta (senza candeline)

Al dolce ha pensato sempre Panella, che ha realizzato per la popstar una torta celebrativa dell’Italia, con la scritta Italians Do It Better, come la celebre maglietta indossata da Madonna nel video Papa don’t Preach. «Quando l’ha vista si è messa a ridere», racconta lo chef, che svela un dettaglio curioso: «Non abbiamo messo candeline sulla torta e non perché come tanti insinuano che Madonna soffra per gli anni che passano: per lei quella di venerdì non era una festa di compleanno, ma un’ occasione per stare con gli amici più cari».

Gli ospiti

Nessun fidanzato, le figlie adottive più piccole (Mercy, Stelle e Estere) e l’immancabile Lourdes Maria, sempre al fianco della mamma, e il figlio Rocco assente: con questo parterre Madonna ha accolto i 180 ospiti, molti famosi, ma irriconoscibili per il dress-code della serata, «a metà strada tra il clergy e il militare», racconta Panella. «Tutti indossavano maschere bellissime e il locale aveva luci basse, in stile burlesque: impossibile riconoscere qualsiasi persona«. L’invito era per le 22.30 e l’ultimo ospite se ne è andato alle 3 di notte. «Un party molto divertente: Madonna non ha fatto nessun discorso ma ha ballato tutta la sera». La musica? Un mix di suoi brani e altre hit.

Nessun capriccio

Nessuna richiesta particolare dalla popstar, che nonostante curi l’alimentazione in modo molto attento e sia una fanatica dello sport, per una sera si è lasciata andare con patatine e pizza alla Roscioli, la pizza al taglio romana per antonomasia. Per Madonna solo un occhio di riguardo ai cocktail, che non ama particolarmente. «Generalmente non beve – dice l’amico-chef-: ha compiuto 61 anni ma sembrava che ne festeggiasse 31. È in una forma fisica straordinaria».

Lo chef italiano

Francesco Panella, romano, 50 anni, nel 2012 ha aperto nel quartiere di Williamsburg a New York il ristorante L’Antica Pesa, gemello di quello romano, che è diventato il riferimento di molte celebrities, tra cui Madonna. Adesso è diventato anche responsabile della gestione gastronomica dei Moxy Hotels e ha inaugurato all’interno di quello di Chelsea il ristorante italiano Feroce, già amato da Leonardo DiCaprio e Russell Crowe. Nella foto Panella, a destra, con George Clooney.

L’incontro con Madonna

Madonna all’uscita del ristorante romano. La popstar è stata conquistata da un piatto classico dell’Antica Pesa, gli spaghetti cacio e pepe. « Da allora, ogni volta che mi chiede di curare per lei un catering, non dimentica mai di metterli in lista: la cosa che Madonna ama più di tutte è far divertire e star bene gli amici che lei invita».

Fonte: Corriere Della Sera

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Chiara Ferragni, influencer della maison di alta pelletteria Lancel

July 18, 2019 Leave a comment

Chiara Ferragni_Lancel

CHIARA FERRAGNI E LANCEL PER LA PRIMA VOLTA INSIEME

Pochi mesi dopo l’inaugurazione dello showroom a Milano, nella centralissima piazza San Babila, la storica maison francese Lancel prepara il lancio delle nuove collezioni in Italia in grande stile: Chiara Ferragni, nominata da ForbesFashion influencer numero 1 al mondo’’, ha scelto di indossare una borsa Lancel durante il suo ultimo viaggio a Tokyo dov’è stata la scorsa settimana per un impegno di lavoro.

La borsa Ninon, modello di punta di Lancel, in un estivissimo color giallo limone, appare in una foto postata lo scorso 12 luglio da Chiara Ferragni e in diverse altre storie in cui l’imprenditrice racconta alcuni momenti liberi.

Lancel è una maison di alta pelletteria fondata a Parigi nel 1876, un’icona dello stile francese amata dalle dive e dalle donne comuni, da quando Angèle e Alphonse Lancel aprirono in Passage des Petites-Écuries quello che oggi chiameremmo un concept store di assoluta tendenza. L’atmosfera frizzante della Belle Époque parigina ne decretò l’immediato successo presso una clientela cosmopolita e affluente. L’essenza del brand era già definita: la qualità della lavorazione della pelle, l’attenzione al dettaglio, la chiarezza delle linee strutturate, il perfetto equilibrio tra utile e futile, tra funzionale e frivolo.

Nel 1929 Lancel aprì la boutique in Place de l’Opéra che negli anni diventò una vera e propria istituzione per i parigini attraendo le stelle dello spettacolo degli Anni Trenta.

Negli Anni Settanta fu Salvador Dalí ad innamorarsi di Lancel e, come regalo speciale per Gala, sua moglie e musa, fece realizzare una borsa Lancel sulla quale aveva fatto serigrafare il Daligramma, l’alfabeto segreto d’amore con il quale il pittore surrealista spagnolo comunicava con la sua amata.

Lancel è tuttora al numero 8 di Place de l’Opéra e anche le stelle di oggi amano e indossano le sue borse delle quali apprezzano la creatività assolutamente originale che deriva dal dialogo costante tra la più raffinata artigianalità e il meraviglioso mondo di un archivio con oltre 140 anni di storia.

Lancel Ninon

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Tiziano Ferro, doppia celebrazione per il matrimonio con Victor Allen

July 17, 2019 Leave a comment

Tiziano Ferro Victor Allen

Tiziano Ferro ha detto “sì” a Victor Allen: la coppia ha scelto di celebrare l’unione una prima volta a Los Angeles in segreto e una seconda volta a Sabaudia.

Tiziano Ferro ha raccontato nel corso di un’intervista a Vanity Fair le sue nozze – finora tenute top secret – con l’americano Victor Allen, 54 anni, suo compagno da 3. Le nozze sono state celebrate lo scorso 25 giugno a Los Angeles, e poi di nuovo a Sabaudia il 13 luglio scorso con una cerimonia per pochi intimi. La proposta di nozze era giunta inaspettata il giorno del compleanno del cantante, lo scorso 21 febbraio: “Ho perso totalmente il controllo di me stesso. Ricordo solo le mie spalle che sobbalzano: ho pianto per venti minuti senza riuscire a dire una parola”, ha raccontato Ferro a Vanity Fair, condividendo il suo primo scatto da uomo sposato su Instagram.

Tiziano Ferro e Victor Allen si sono sposati Con estremo entusiasmo Tiziano Ferro ha annunciato di essere convolato a nozze: lo ha raccontato a Vanity Fair, la stessa rivista a cui nel 2010 fece il suo coming out. Le nozze tra lui e l’imprenditore 54enne si sono tenute una prima volta a Los Angeles lo scorso 25 giugno, e poi di nuovo a Sabaudia per amici e familiari italiani: per l’occasione la coppia ha scelto due completi (grigio e blu, invertiti alle due cerimonie) e poi le fedi, con al loro interno riportate le due date delle nozze (quella della cerimonia italiana per Victor e quella del matrimonio americano per il cantante). La proposta di nozze è giunta inaspettata, con un romantico messaggio su delle tazzine da caffè e un pacchettino di Tiffany: “Mi chiede se gli faccio quello che lui chiama il “novio coffee”, una bevanda di mia invenzione (…) Una cosa imbevibile che piace solo a lui. (…) Lui intanto mi dice: “Ho preso due tazze, le ho fatte incidere” (…) ne prendo una su cui c’è scritto “amore” in italiano. Lui: “Guarda anche l’altra”. La prendo in mano e comincio a leggere, è in italiano, c’è scritto: vuoi sposar…“ Presto un figlio insieme Il cantante non ha mai tenuto nascosto di desiderare presto un bambino, e sembra che adesso che anche Victor sarebbe pronto, i due possano finalmente decidere di consacrare il loro sogno d’amore: “Victor era spaventato all’idea. Poi però mi ha detto: Per te e con te per la prima volta nella mia vita, sarei pronto a diventare genitore.” I fan del cantante di Rosso Relativo su Instagram hanno accolto con gioia la novità e in tanti sono in attesa di conoscere i dettagli sulle sua nozze!

Fonte: Donna Glamour

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Britney Spears, lettera rivelazione a tutela delle sua libertà

June 8, 2019 Leave a comment

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Britney Spears: “Sono stata manipolata e mi sono state raccontate menzogne”

Una lettera arrivata al Daily Mail da una fonte anonima tra il 2009 e il 2010 e oggi pubblicata. Si tratta di un racconto su Britney Spears e i suoi anni difficili, fatto dalla stessa popstar ma in terza persona

Una lettera arrivata al Daily Mail da una fonte anonima tra il 2009 e il 2010 e oggi pubblicata. Si tratta di un racconto su Britney Spears e i suoi anni difficili, fatto dalla stessa popstar ma in terza persona: “Le sono state raccontate menzogne ed è stata manipolata. I suoi figli sono stati portati via e lei ha perso il controllo che qualsiasi madre dovrebbe avere in certe circostanze”, si legge. E ancora, “non ha avuto la possibilità di dire la sua e di essere ascoltata“. Il padre l’avrebbe costretta a prendere farmaci. La lettera continua con lo sviluppo dei fatti che hanno portato la popstar al ricovero in una casa di cura per malattie mentali e aggiunge che “le persone che controllano la sua vita hanno guadagnato 3 milioni di dollari in un anno“. La cantante fa riferimento alla faida che da anni vede contrapporti suo padre (che è amministratore unico dei suoi beni) e sua madre che vorrebbe non essere esclusa dalla vita (e dal patrimonio?) della figlia.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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Madonna, “ritratto sessista, mi sono sentita stuprata”, si scaglia contro il NYT

June 8, 2019 Leave a comment

MADONNA

In un lungo post su Instagram la cantante protesta per l’articolo intitolato “Madonna a 60 anni”: “La mia età non sarebbe mai stata menzionata se fossi stato un uomo”

Madonna sostiene di essersi sentita “stuprata” nel profilo che le ha dedicato il New York Times bollato come “uno dei padri fondatori del patriarcato”. In un lungo post su Instagram, la cantante si scaglia contro il quotidiano per l’articolo intitolato “Madonna a 60 anni”, proprio perché focalizzato sulla sua età “cosa che non sarebbe mai stata menzionata – osserva – se fossi stato un uomo”.

“La giornalista che ha scritto l’articolo, ha passato ore, giorni e mesi con me ed è stata invitata in un mondo al quale molte persone non hanno accesso ma ha scelto di focalizzarsi su aspetti triviali e superficiali come l’etnia della mia controfigura o la stoffa delle mie tende, e con commenti senza fine sulla mia età”, afferma Madonna facendo riferimento a Vanessa Grigoriadis che firma l’articolo. “Mi dispiace aver passato anche solo cinque minuti con lei” ha proseguito l’artista. “Mi sono sentita stuprata. E mi permetto di usare questa analogia perché sono stata violentata all’età di 19 anni”.

Nell’intervista Madonna parla anche di molestie. “Harvey Weinstein era uno che passava sempre il segno. È successo pure quando ha lavorato con me”. I due si erano conosciuti nel 1991 sul set di Truth or Dare, docu-film su di lei prodotto da Weinstein. “Harvey aveva un modo di flirtare incredibilmente sessuale, e quando lavoravamo insieme mi stava sempre addosso. Era sposato all’epoca, e tra l’altro io non ero affatto interessata a lui”. Ha anche aggiunto: “Sapevo che faceva lo stesso a un sacco di altre donne dell’ambiente che conoscevo. Ma eravamo tutte a dire ‘Harvey si comporta in questo modo perché ha così tanto potere, ha così tanto successo e i film che produce vanno così bene’. Tutti volevano lavorare con lui, così dovevi accettare questo aspetto”. Licenziato nel 2017 dai vertici della Weinstein Company, che poi l’anno scorso ha dichiarato la bancarotta, Weinstein ha di recente raggiunto un accordo con le donne che lo hanno accusato per un risarcimento complessivo di 44 milioni di dollari. “Quando è scoppiato lo scandalo non ho esultato perché non gioisco mai delle disgrazie altrui, ma ho avuto un senso di sollievo. È un bene che chi ha abusato del suo potere per così tanto tempo sia stato messo di fronte alle sue responsabilità”.

Nell’articolo, Madonna spiega a Grigoriadis di essersi sentita stuprata anche nel 2015 quando il suo album, Rebel Heart, è stato fatto trapelare in anticipo. Nel pezzo, la giornalista indica che non le è sembrato giusto sottolineare come le donne oggi cerchino di non usare l’espressione stupro metaforicamente. Il Nyt racconta come era Madonna negli anni Ottanta, “la sua volontà di ferro” e il suo essere diventata “un modello di femminilità”. Ai giorni d’oggi la caratterizza invece come l’incarnazione di “una sessantenne che reclama il suo spazio tra gli artisti di due generazioni più giovani”.

Fonte: La Repubblica

Christian Vieri e Costanza Caracciolo, fiocco rosa per i neo genitori

November 20, 2018 Leave a comment

Christian Vieri e Costanza Caracciolo

L’ex velina di Striscia la Notizia, Costanza Caracciolo, e l’ex calciatore Bobo Vieri sono diventati genitori della loro prima figlia, Stella

È nata la figlia di Christian Vieri e Costanza Caracciolo. L’ex velina bionda di Striscia la Notizia e l’ex attaccante della Nazionale italiana di calcio, sono finalmente diventati genitori di una bellissima bambina a cui hanno dato il nome di Stella. La notizia, che ha riempito il cuore di gioia dei fan della coppia, è stata lanciata da Tabloit.it, prima ancora che i neo genitori facessero un annuncio ufficiale sui propri profili social.  Bobo Vieri e Costanza Caracciolo: genitori di Stella. Questa mattina, presso una clinica milanese, Costanza Caracciolo, ex velina di Striscia la Notizia ha dato alla luce la sua prima figlia a cui insieme al compagno ha deciso di dare il nome di Stella. Anche per l’ex capocannoniere, Christian Vieri, è la prima volta che prova l’emozione di essere diventato padre, e per questo motivo ha deciso di dedicare un lungo post, sul suo account Instagram, per informare tutti del lieto evento

Cara Coco pops, oggi è stato il giorno più bello della mia vita [..] Ora capisco l’emozione che un genitore prova quando ti mettono tra le braccia la tua piccola bambina, per questa meraviglia che la vita ci ha donato, ti sarò grato tutta la vita [..] I love you [..] Welcome Stella

Christian Vieri e Costana Caracciolo: la velina e il calciatore neo genitori Fiocco rosa in casa Christian Vieri e Costanza Caracciolo, i due neo genitori non sono riusciti a contenere la gioia del momento, tanto che proprio Vieri ha deciso di scrivere un lungo post sul suo account Instagram. I due, che stanno insieme dallo scorso 2017, a distanza di meo di un anno hanno deciso di allargare la famiglia e di mettere radici. Seppur insieme da pochissimo tempo, la conoscenza che lega Vieri alla Caracciolo è di vecchia data, basti pensare che i due si conoscono da 10 anni anche se non erano mai riusciti a ritrovarsi fino a quando non è accaduto per puro caso. Proprio l’ex calciatore, intervistato da Fuorigioco, inserto de La Gazzetta dello Sport, ha ammesso che Costanza Caracciolo è l’unica donna che è riuscito a completarlo donandogli tantissima serenità.

Fonte: Popcorn Tv

Carla Sozzani, momenti passioni e visioni condivise con Azzedine Alaïa

March 12, 2018 Leave a comment

Carla Azzedine

Un’amicizia durata quasi quarant’anni, nutrita di momenti, passioni e visioni condivise. Carla Sozzani la ripercorre per la prima volta in questa intervista, che racconta la dimensione più intima e autentica del genio di Azzedine Alaïa.

Lunga vita al re. Azzedine Alaïa è scomparso lo scorso novembre a Parigi, ma vivrà ancora, e per molto tempo. Grande sostenitrice della sua “seconda vita” – ovvero di una Fondazione che custodisca il suo lascito artistico – è Carla Sozzani, che dello stilista fu la musa e l’amica più cara. Insieme a Christoph von Weyhe, compagno di Alaïa dal 1958, Carla Sozzani è stata tra le prime a immaginare, dieci anni fa, un modo per preservare il lavoro del grande couturier. E così la porta della sua casa, al numero 18 di rue de la Verrerie, ha riaperto a soli due mesi dalla morte, con gli ospiti in fila per assistere all’inaugurazione della mostra dell’Association Azzedine Alaïa, “Je suis couturier”. Ecco, nelle parole di Carla Sozzani, i molti ricordi di Alaïa uomo, artista, amico.

Sul nostro primo incontro
«È difficile parlare di Azzedine al passato e non al presente, perché la sua figura è ancora molto viva, non solo nella mia vita ma in quella di tanti altri. L’ho incontrato per la prima volta nel 1979, quando lavoravo come editor per Vogue Italia. All’epoca collaboravo molto con Françoise Havan, una grande stylist. Un giorno venne da me e mi disse che avrei dovuto scrivere di questo giovane di Parigi, perché faceva cose fantastiche in pelle, piene di occhielli.

Così andai a Parigi per incontrarlo, mi diede appuntamento nel suo appartamento in rue de Bellechasse, dove viveva in affitto dagli anni Sessanta con Christoph. Era una casa piccolissima, e c’erano macchine da cucire ovunque, in cucina, in bagno, dappertutto! Lui e Christoph dormivano su un divano letto. Azzedine voleva prendermi le misure per un vestito couture, che naturalmente ho ancora, e ricordo che mentre lavorava su di me ci mettemmo entrambi a ridere. È stato l’inizio della nostra amicizia». «A quel tempo Azzedine faceva solo couture. Ricordo che Thierry Mugler passava sempre in bicicletta, erano buoni amici. Poi lo invitai a Portofino. Arrivò con Arthur Elgort, che aveva realizzato le foto per Vogue Italia. C’era anche mia figlia Sara. Doveva essere il 1981».

Sul suo metodo
«Aveva in mente un’immagine di donna molto forte, una silhouette precisa, inconfondibile. Era un vero architetto, il suo lavoro era paragonabile a una scultura. E faceva tutto da solo! Ogni ricamo, ogni manica, tutto, proprio tutto veniva realizzato a mano, fisicamente, da Azzedine. Aveva l’ossessione della completezza. E questa era la sua forma d’arte, il suo modo di esprimersi attraverso gli abiti. Che in effetti parlano da soli, perché sono veri capolavori. La cosa sorprendente è che non disegnava mai i suoi modelli, li costruiva sul corpo, sempre. Esistono pochissimi disegni di Azzedine, e sono per la maggior parte degli schizzi. Gli veniva un’idea e poi la ricreava su un corpo. Passava ore e ore, giorni e notti intere a creare i suoi modelli, e non erano mai abbastanza belli! Mai, mai abbastanza. In realtà ad Azzedine piaceva il processo di costruzione, si vedeva che si divertiva. Nel suo studio c’era questa enorme televisione sempre sintonizzata sui documentari di animali, che lui amava molto, trasmessi dal canale di “National Geographic”. Ci provavamo i vestiti mentre guardavamo i serpenti e le pantere in tv. Ed era un bel modo di lavorare: Azzedine lavorava sui suoi modelli con spilli, righelli, ago e filo, a volte fino alle quattro del mattino. Non eravamo mai soli, c’era sempre gente a casa che chiacchierava, beveva, e guardava gli animali. Azzedine rimaneva assorto nella sua occupazione, ascoltando solo a metà la conversazione intorno a lui, sempre concentrato sulla sua personale voce interiore». «Non credo ci sia mai stato nessuno come lui, ad eccezione forse di Balenciaga, che cuciva i suoi modelli da solo. Per questo Azzedine era fiero di dire: sono un couturier. E lo era davvero, nel senso letterale della parola».

Sulle sue donne
«Jean-Louis Froment, ex direttore del CAPC de Bordeaux (che realizzò la prima retrospettiva su di lui, nel 1984, ndr), diceva che Azzedine, fin dai tempi in cui viveva in Tunisia, aveva un sogno, una visione delle donne francesi: bellissime, e molto forti. In seguito studiò scultura all’École des Beaux-Arts, e questa sua visione si strutturò ulteriormente. Aveva raggiunto un punto di vista estremamente chiaro, forte. Che fu ben esplicitato durante l’esposizione dei suoi lavori alla Galleria Borghese nel 2015 – una mostra perfetta, perfetta! Azzedine era davvero al settimo cielo. Poter esporre i suoi bambini, i suoi abiti accanto a Bernini e Canova… ne era così orgoglioso!». «Le sue donne? Naomi Campbell, Stephanie Seymour, Tatiana Patitz lo amavano e lo amano ancora oggi, lo chiamavano “papà” perché le rendeva belle. Ed erano felici con lui. Tra loro c’era un amore sincero, e Azzedine è sempre stato molto generoso nell’amare».

Sulla sua seconda vita, la Fondazione
«Dedico molto tempo alla futura Fondation Alaïa perché mi sembra il modo migliore per mantenere in vita Azzedine. Abbiamo cominciato a parlarne nel 2007. Pensavamo al domani. Azzedine diceva sempre: bisogna lasciare un segno nella vita mentre la si attraversa; non siamo immortali. Era una questione molto importante per lui quella del lascito, dell’eredità culturale da mantenere viva con un museo aperto al pubblico, in modo che le future generazioni potessero avere accesso ai suoi lavori. Perché la sua opera va ben oltre quella dello stilista. Lo ripeteva spesso: sono un couturier. Non un designer, non uno stilista. Sono un couturier. Aveva le idee molto chiare su ciò che voleva. “Il nostro museo sarà così”, diceva. E poi spiegava che avrebbe voluto una mostra su Paul Poiret e Martin Margiela. Io ribattevo che era l’unico a cogliere le somiglianze tra i due, ma un giorno questa mostra la dovremo fare, perché era ciò che desiderava».

Sulle sue curiosità
«La scrivania di Azzedine era continuamente occupata dalle novità che stava provando. Gli piaceva sperimentare, e questo faceva parte del suo desiderio di conoscere, perché era molto curioso. Al momento il suo studio, il luogo dove lavorava, è stato chiuso, ma prima o poi entrerà a far parte della collezione del Museo, e tutti potranno vedere l’enorme caos di Azzedine. Penso sia bello conservare questo ricordo inalterato, anche perché è molto difficile spiegare una cosa a parole, mentre vedere con i propri occhi lo spazio pieno di modelli mai finiti credo sia il modo migliore per poter comprendere a fondo Azzedine. Abbiamo lasciato l’ultimo vestito a cui stava lavorando esattamente com’era, così tutti potranno vederlo: è un abito in velluto che stava preparando per una mostra organizzata dal Design Museum di Londra, e che inizierà il prossimo 10 maggio (“Azzedine Alaïa: The Couturier”, ndr). Ci saranno i suoi vestiti e i lavori di altri designer e artisti che ammirava, ai quali aveva chiesto di creare qualcosa per l’occasione. La mostra sarà curata da Mark Wilson, che ha seguito alcune delle mostre di Azzedine già dal 1997».

Sull’ambizione
«Diceva sempre: ho appena iniziato. Oppure: sento di non aver ancora raggiunto il punto in cui dovrei essere oggi. E ancora: mi sento un debuttante. Sì, dopo 60 anni si credeva ancora un debuttante! Ciò che già aveva realizzato non gli bastava. Azzedine era molto ambizioso. Era anche… non mi piace la parola umile, ma era senz’altro modesto. Non gli piaceva inseguire il successo, aspettava che venisse da lui, come un ospite a pranzo. Ha rifiutato moltissimi premi, non solo la Legion d’Onore. Diceva che il più grande onore era stata la cittadinanza che la Francia gli aveva riconosciuto. Soltanto all’inizio della sua carriera fece una grande eccezione, nel 1985, quando era davvero quasi un debuttante. Il Ministro della cultura francese aveva costituito il premio “Gli Oscar della Moda”. L’evento si svolgeva all’Opéra di Parigi e c’erano tutti, Hubert de Givenchy con Audrey Hepburn, Yves Saint-Laurent, Madame Grès, Rei Kawabuko e le modelle più famose. Ricordo ancora cosa indossavo, anche perché Azzedine ha conservato il mio abito di quella sera in una scatola: era grigio e argento, di chiffon. Azzedine, insieme a Grace Jones in un vestito rosa, salì sul palco: vinse un Oscar come creatore dell’anno. Ricordo che ero seduta vicino a Grace Coddington e che tutto il pubblico impazzì durante la premiazione. Poi ricevette un secondo Oscar, un premio speciale, insieme a Sonia Rykiel. Wow! Il piccolo Azzedine aveva ricevuto due Oscar nella stessa sera, di fronte a tutte quelle persone: fu incredibile».

Sulla sua incredibile collezione
«Olivier Saillard, storico ex direttore del Musée de la Mode de la Ville de Paris, mi ha raccontato che, quando Azzedine è morto, moltissime case d’aste l’hanno contattato: “Era il migliore collezionista, con un gusto eccellente, e comprava sempre i pezzi più significativi”. Vionnet, Madame Grès, tutti i grandi maestri: la sua era una delle più importanti raccolte di Francia e forse del mondo, anche perché cominciò a collezionare già nel 1968. Un aneddoto: quando Balenciaga chiuse, un’amica che lavorava per lui ed ex petit main proprio di Balenciaga, gli disse: “Andiamo! Puoi comprare a poco i vestiti, tagliarli e usare i tessuti per i tuoi abiti”. Lui vide quelle meraviglie e le portò a casa con sé. Come si sa, Azzedine aveva imparato a tagliare i vestiti da solo, non aveva mai avuto un insegnante. Ma imparò molto osservando la perfezione dei grandi maestri. E nella futura Fondazione, oltre a sessant’anni di lavori di Azzedine, sarà riunita questa incredibile collezione».

Sull’amico
«Mi rendo conto solo ora che in quasi tutte le fotografie che ho con Azzedine ci stiamo abbracciando. Era bellissimo: ogni volta che andavo a Parigi mi diceva: oh sister, sei arrivata! Oppure mi telefonava la mattina e diceva: vieni, dai, vieni… sei già arrivata? Cosa vuoi per pranzo? E per cena? Poi usciva a fare la spesa. È venuto a Milano qualche volta. Ma non gli piaceva lasciare casa sua. Siamo stati un paio di volta insieme a Venezia, solo noi due. E siamo tornati a Portofino, e a New York. Ricordi ce ne sono tanti: una volta dovevamo entrambi perdere qualche chilo e così abbiamo prenotato in una clinica austriaca specializzata in dimagrimento. Era tutto pronto: avevamo i biglietti, eravamo già all’aeroporto. A un certo punto gli dissi: Azzedine, sarà molto dura, lo sai? Lui mi guardò e rispose: secondo te dobbiamo proprio andarci? Beh, dissi io, siamo qui, e abbiamo già pagato! Tu cosa ne pensi? E lui: se andassimo a Venezia? Così abbiamo cambiato i biglietti. Appena arrivati, abbiamo lasciati i bagagli e siamo corsi in terrazza a brindare con un Bellini, e poi abbiamo passato tre giorni a mangiare e a bere. A Parigi intanto tutti ci pensavano nella clinica austriaca e chiamavano di continuo per chiedere: com’è, è dura? E mentre noi mangiavamo un piatto di pasta rispondevamo: ah sì, è durissima! Era il 2009, ed è stato davvero un viaggio straordinario». «Azzedine è stata una delle persone più generose che abbia mai conosciuto. Era anche una delle più esigenti, perché dava così tanto di sé: l’amicizia e un cuore davvero fiducioso. Se in qualche modo veniva ferito, se capiva che qualcuno non era stato del tutto onesto o generoso quanto lo era lui diventava matto. Non chiedeva mai di avere qualcosa indietro, ma non sopportava che qualcuno gli mancasse di rispetto, almeno nella sua opinione. Credo sia stata la persona più onesta che io abbia mai incontrato. Quasi come un bambino. Sapete come sono i bambini, completamente fiduciosi, senza limiti? Si danno con tutto il cuore, ti abbracciano e non chiedono nulla in cambio. Ma se fai loro del male si rompe qualcosa. E Azzedine era un po’ così. Non aveva limiti, e ha costruito una famiglia con tutti noi amici. E questa famiglia c’è ancora. È uno strano sentimento: prima pensavamo di appartenere ad Azzedine. Poi abbiamo capito che ciò che Azzedine aveva formato in quella sua cucina era una famiglia». «Adesso ci sentiamo molto più di quando Azzedine era ancora con noi, il che è strano. Persone che non frequentavo, che non avevo mai invitato a cena, ora mi telefonano spesso, e io anche. Di solito quando qualcuno muore le persone tendono a perdersi. Ma non con Azzedine. Ed è una delle molte cose che lo rendono un’anima così speciale».

Vogue Italia, marzo 2018, n.811, pag.140

Fonte: Vogue.it