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Merry Christmas & Happy New Year 2017

December 23, 2016 Leave a comment

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Merry Christmas & Happy New Year 2017

Categories: Editorial Celeb Tags:

Michael Jackson, ancora vivo secondo una teoria di Adam Kadmon

February 10, 2013 Leave a comment

Michael Jackson, ancora vivo secondo una teoria di Adam Kadmon

Per molti appassionati del mistero sono note le teorie affascinanti del famoso interlocutore Adam Kadmon, il misterioso presentatore compartecipe del programma televisivo ‘Mistero’, il quale il più delle volte intrattiene i suoi seguaci con argomenti sempre più legati al mondo del complottismo. Nell’ultima puntata dello scorsa settimana su Italia Uno egli ha esposto una nuova teoria sulla morte della celebre popstar Michael Jackson, sostenendo per lo più che codesta sia stata una reale messa in scena studiata nei minimi dettagli, secondo cui il Re del Pop, dichiarato morto nel 2009 in seguito ad una prescrizione medica prevista di sedativi pericoli, letali per la sua stessa incolumità, sia effettivamente ancora vivo nonostante viva accantonato dalla vita pubblica. Nel corso di questi ultimi anni diverse sono state le presunte teorie del falso decesso, tutte immancabilmente falsificate, ma questa volta il noto interlocutore del mistero sembra aver centrato il bersaglio. Egli infatti sostiene che Michael Jackson abbia partecipato ad un’intervista rilasciata nel programma televisivo americano “Larry King Live”, immedesimato nei panni di Dave Rothenberg, un amico della celebrity, suscitando così un gran clamore mediatico. Probabilmente molti non ricordano che Dave Rothenberg è un uomo il cui volto è completamente ustionato a causa di una violenza gratuita subita dal padre quando era bambino, aiutato dalla stessa star ad uscirne fuori e diventando così un buon amico del cantante.
Adam Kadmon ha presentato una serie di prove di confronto tra le due figure riscontrando diversi elementi coincidenti tra loro che fanno supporre che si tratti della stessa persona, in questo caso travestita da Dave Rothenberg:  la movenza della bocca, i gesti delle  mani e la postura del corpo riscontrano delle somiglianze, alcuni tratti somatici sono coincidenti, tra cui la distanza degli occhi sul viso, le dimensioni della bocca, non che la viva similitudine della voce scandagliata con sistemi scientifici. Tutto sembra combaciare perfettamente… la somiglianza è palese! C’é da dire che Michael Jackson era consono al travestimento scenico, infatti nel suo passato si era travestito da un uomo corpulento immortalato in un video ripreso nel retroscena del clip musicale ‘Ghost’, la cui voce è identica a quella dell’individuo che si è presentato come Dave Rothenberg al talk show “Larry King Live”.

Adam Kadmon pone alcuni quesiti molto interessanti, nonostante la perplessità della notizia stessa. Michael Jackson è ancora vivo? Per quale motivo avrebbe iscenato la sua morte lasciando un profondo sconforto nel cuore dei suoi amati fan? Perché sarebbe apparso nuovamente sulla scena dopo aver abbandonato la sublime notorietà? Inquietanti sono i dubbi manifestati dal noto investigatore del mistero, i quali nonostante la presunta blasfemia fanno pur sempre riflettere sentitamente! Egli espone la sua teoria complessa secondo cui – al di là della spossatezza estrema a suo tempo vociferata, alla quale era costantemente sottoposta la star per il lavoro assiduo quale imprenditore straordinario e artista celeberrimo – il suo animo nobile prodigato verso il benessere umanitario lo avrebbe messo in una condizione di svantaggio, per non dire di ostacolo, nei confronti del fatidico ordine degli Illuminati, un organo potente e celato agli occhi del mondo che somministrerebbe la sua forte potestà sui governi mondiali. Secondo la sua teoria, l’opera del Re del Pop avrebbe più volte infastidito l’operato di questo organo segreto instaurando una specie di rapporto collaborativo con alcuni servizi segreti, a tal punto da indurre la setta a programmare una possibile esecuzione per eliminarlo. Questa supposizione trova però un confronto, tracciante le affermazioni della stessa sorella Latoya Jackson, la quale in diverse occasioni manifestò le confessioni di un fratello impaurito poiché ‘perseguitato da qualcuno’. Sostenendo la tesi del complotto sventato con la morte apparente si presuppone che egli abbia scelto di morire per vivere una vita più disinvolta, ma allo stesso tempo abbia scelto di tornare nuovamente sulla scena visiva per affievolire il dolore dei suoi beniamini e far intendere loro di non essere più addolorati per la sua prematura dipartita, un modo solidale per far percepire la sua tristezza per averli lasciati, ma anche la sua devozione amena per non averli mai abbandonati del tutto, come un spiraglio aperto nella voragine più profonda.

Secondo le prove presentate durante la trasmissione televisiva sembra che Adam Kadmon abbia centrato il bersaglio sostenendo l’ipotesi della morte apparente. Secondo la sua opinione, Michael Jackson sarebbe, in definitiva, ancora vivo e sembra effettivamente che i dati confrontabili lo attestino con chiarezza.
C’é da ribadire che per circa un anno ho seguito il percorso della morte del grande Re del Pop, riportando consecutivamente tutte le vicende postume a quel fatidico 25 giugno 2009. Probabilmente molti fan ricorderanno il mio estenuante lavoro di scriba nel riportare le varie notizie durante quel nefasto periodo nevralgico, non che la mia fervida posizione difensiva instaurata contro una serie di accuse e maldicenze gratuite diffuse dopo la tragica morte della star. Dinnanzi alle nuove informazioni rilevanti il caso di Michael Jackson non potevo rimanere in silenzio. L’idea della dipartita è sempre stata per me oggetto di grande dubbio, anche se poi ciascuno di noi può scegliere liberamente se vivere o morire, come pure valutare se fingere di morire o continuare a vivere nella morte illusoria… tutto trascende dalla quotidianità vissuta in modo più o meno dissoluto. Pe aver perseguito un fine autorevole in difesa di un grande personaggio musicale del nostro secolo, sarei molto felice di considerare la notizia della resurrezione sistematica di un uomo morto virtualmente per il compiacimento della stessa sopravvivenza… e qui non aggiungo quale sia il mio riscontro personale alle affermazioni rilasciate da Adam Kadmon per non avallare supposizioni che preferirei evitare. Laddove la notizia paradossale della vivezza del celeberrimo cantante possa suscitare gioia in me, d’altra parte escogita un meccanismo di riflessione controproducente che mi pone a riflettere su ciò che potrebbe indurre la smentita frugale della sua vita impercettibile, poiché mi risulterebbe difficile pensare all’esistenza di un’organizzazione segreta che possa eventualmente decidere di lasciar perdere o di perseguire il fine ultimo di una presunta condanna lasciata in sospeso. Comunque considerando che stiamo professando intuizioni vaganti nella sfera dei possibili complotti mai apertamente confermati dagli organi competenti, posso semplicemente sperare che, nella virtualità della fattispecie,  codesti ‘Illuminati’ preferiscano lasciar perdere il passato senza indagare ulteriormente sull’effettiva realtà di vita o di morte della popstar. Michael Jackson, vivo o morto che sia, rimane sempre una figura intramontabile.

Marius Creati

Angelica Bianco in dialogue with Marius Creati

September 29, 2012 Leave a comment

Angelica White, a new emerging figure in the entrepreneurial world of the luxury food, lover of made in Italy and yesteryear combinations, blends art, romance and emblematic tradition realising the alchemical perception of a classical view handed down from the past. Creator of exquisite perfection, becomes spokeswoman of lofty quality in cuisine with her exclusive extra virgin olive oil Xoro Xolio, overstepping the patterns of practice to give intense emotions, vacillating between the reality of a very high quality product and the illusion a dream realized in the paradigmatic combination of the food gold.Gold, as symbology and vivifying logical approach of the opulence, hoards the idea of ​​antonomastic being of the magnificence without neglecting the protection of health.
Angelica Bianco, a self-confident woman, resourceful and determined in the choices, immune to the plasticity of the tough life of the business, at the same time linked to the values ​​of affections and family, turned her passion into an business art of great effect sure she want to express the apotheosis of taste some impressive the apotheosis of taste as a solemn exaltation of beauty.

Exclusive interview by Marius Creati

M.C.: Who is Angelica Bianco? How do you compare with the world of food production?

A.B.: Angelica Bianco is a manager woman with a passion for art, tradition and cuisine. She loves Made in Italy and she fallen in love with Italy. The approach to the food world comes from the awareness to know who she is and where she comes from. The ancient family roots trace back to great landowners producers of wines and oils. These family roots, the creativity of an engineer father and the intelligence of mother Francesca make Angelica nowadays. The key role is performed by her husband, who has always believed in the project, supporting her with love.

M.C.: How does the idea of producing high-grade primary goods born?

A.B.: I wanted to restore dignity to a core product of our Mediterranean diet. Xoro Xolio extra virgin olive oil was born from excellent organoleptic qualities and it is produced by olives belonging to the quality Gentile of Chieti. This olive oil has low acidity (0.2) and high content of polyphenols.

M.C.: How does the achievement of a high-range product relate with the real quality of a good essential?

A.B.: The highest quality of olive oil is given by a number of factors and methods based on tradition and that include higher costs. This product is recognized in the world for its  organoleptic goodness, so I wanted to give it a sexy “dress” and jewelry.

M.C.: How do you see the use of food gold and food silver in cuisine? Are these ingredients to illuminate the tables of all over the world?

A.B.: Today food gold was rediscovered and history teaches us for what purposes it was wisely used. I love art, medicine, chemistry (because I studied pharmacy) and traditions. You will find all these things in my products. Surely it is an ingredient that will light up all the tables in the world because it gives fun and luxury. Thanks to its re-mineralizing  power it is used in aesthetics.

M.C.: Does highly exclusive luxury food product realisation imply a special creative verve?

A.B.: The extra virgin olive oil is the gold of the earth. I like risking in this period of  economic crisis. Xoro Xolio has a valuable and  small packaging (0.2 L) that is important to re-evaluate the concept of roots and to appreciate what the earth offers us.

M.C.: Symbology or deductive logic, which is the meaning of X? How did you get your logotype?

A.B.: Symbology and logic come together in this luxury food product. The bottle  reproduces  the sinuosity of a woman; X means extra virgin, is set in Swarovski crystals and is a genetic symbol of femininity.

M.C.: Can oil and gold live finally together? Can this unusual union result indissoluble?

A.B.: The gold-oil mixture has bewitched important customers worldwide and is a winning combination.

M.C.: Oil understood as gold of the table… what are the benefits of your oil on the body?

A.B.: There are many epidemiological studies that demonstrate the efficacy of the Mediterranean diet in the prevention of cardiovascular disease, cancer and aging brain. The balanced combination of various foods with high nutritional value in the context of the Mediterranean diet (fruits, vegetables, fish, wine and olive oil),  is the only nutritional choice for the protection of our health. Recent studies have demonstrated that extra virgin olive oil is the main source of fat in the Mediterranean diet. Olive oil is the ideal fat because it is composed of monounsaturated fatty acids (oleic acid) and polyphenols (hydroxytyrosol, tyrosol, oleuropein, lignans, tocopherols).
The components also depend on the cultivar, the climatic conditions, growing area, methods of extraction and conservation. These components characterize the healthy and organoleptic aspect of the extra virgin olive oil. That’s why I decided to create a product, Xoro Xolio, with excellent organoleptic qualities (low acidity and high content of polyphenols 0.2) and gold 23 kt.

M.C.: Is there a purely romantic side of Xoro Xolio? Is it possible to perceive a sentimental vein beyond of its culinary reality? Is it possible to make out a personal ideal touch?

A.B.: Xoro Xolio gives an emotion thanks to its precious bottle, the golden rain which reminds of Christmas Atmosphere and thanks to its candlestick which is the  symbol of courtship, love and peace.

M.C.: Is there something of poetic in you that shines through the alchemic poetry hidden in the bottle? Are you able to feel it?

A.B.: I am a dreamer and I defend weak people. I suffered in the past and learned to fight all the difficulties only through these feelings. Life is a poem and you have to live with philosophy.

M.C.: Is Xoro Xolio the result of a creation that perfectly combines fantasy and alchemy?

A.B.: Alchemy is a culture of ancient formation. The Hermetic alchemy, also called metallurgical, showed the way to change people’s energies, turning the base metal into gold. Reality and fantasy fuse together as history and modernity, East and West.

M.C.: Desire, philosophy, poetry and Swarovski… all this magic, does it make you feel vaguely alchemist of the moment? Or what else?

A.B.: I am a little alchemist, dreamer, romantic and above all must always go beyond what is given by the appearance.

M.C.: Kalòs kài agathòs… What is beautiful must it necessarily be good and vice versa? How does the classical concept has influenced the ethics and aesthetics of fulfilment? Is “Fine and good” an ideal that belongs to you par excellence?

A.B.: My classical culture taught me that the Greek hero had to be beautiful and good … Xoro Xolio faithfully embodies this concept reaching the apotheosis.

M.C.: Afterworld food or worldly pomp? How can the use of special food products in the past affect the use in the present?

A.B.: Xoro, Xolio is a luxury product and it can give emotions. For this reason I decided to embrace all targets creating the Basic line and the long-awaited Diamond’s. I can assure that each line is able to surprise our customers.

M.C.: Is it possible turn mentally back in time to restore ancient flavours trampled by mere habit?

A.B.: It is important  to go back just for tradition and love for the land…  but in Xoro Xolio there is tradition brought today.

M.C.: The olive tree, a gift of the gods to men, and the gold, an element that brings men near to the gods… do you have ever associated such a union with the sacred? Is Xoro Xolio a valuable food that can foresee a correspondence with the divine? Do you think anyone will ever make it votive food?

A.B.: Gold has always been considered a votive food and is still considered as such in India and in some parts of Saudi Arabia, but I would like to clarify that what approaches us to God is not a food but our faith.

M.C.: Would you rather that your precious oil is considered more delicious food or collectible object?

A.B.: Both, gourmet’s delight delicious oil that when finished leaves the souvenir of a numbered and unique collectible object. Annually the collection will be totally refreshed to create news and feelings always different and positive.

M.C.: How do you see the future of this new speciality?

A.B.: We can not predict the future. Mine is a challenge to the crisis and a search for happiness that reproposes love for the beautiful things and the taste for the Made in Italy.

M.C.: Is it possible that years later it will become an exclusive good of ample consumption?

A.B.: Everything  is possible but I will keep on working for collections.

M.C.: It will ever be possible, also, it becomes a good essential for global use?

A.B.: The extra virgin olive oil with high quality is already a product of primary importance at the global level and I hope that the standards will always be better so we can also preserve our health…t he most valuable asset.
 

Michele Miglionico a colloquio con Marius Creati

September 12, 2012 Leave a comment

Michele Miglionico é un giovane designer di alta moda che da alcuni anni sta solcando le passerelle di molti eventi importanti e serate di grande impatto visivo per il mondo dello stile italiano con uno sguardo intenso verso la couture internazionale. Legato sin dall’inizio alla tradizione vive l’ispirazione per il gusto e la bellezza per eccellenza, spinto da una grande passione per la moda e uno spirito di ricerca inconfondibile, senza tralasciare l’opportunità di voler reinventare i canoni di una creazione sempre più viva e contemporanea laddove eleganza, raffinatezza e lusso rappresentino l’identikit inviolabile della sua personalità creativa.

Intervista a cura di Marius Creati

M.C.: Come é nata la tua passione per la moda? La presenza di una familiarità nella sartoria può definirsi un veicolo motore o una semplice circostanza?

M.M.: Fin da ragazzino era viva in me l‘ossessione per le cose belle e per le donne ben vestite. Ho sempre avuto la necessità della ricerca della bellezza. Penso di aver sempre desiderato di fare questo lavoro e sicuramente l’amore per questo mestiere mi è stato  trasmesso da mio padre Mario, un eccellente sarto per uomo.

M.C.: Esistono caratteristiche basilari per potersi definire oggi ‘fashion designer’? L’immagine di uno stilista necessita di evidenti qualità peculiari?

M.M.: Oggi un giovane, per definirsi “fashion designer” dovrebbe racchiudere in se tutte le figure professionali della moda. Oltre ad avere talento (dote necessaria) deve conoscere le tecniche sartoriali, la modellistica ed infine essere anche un bravo business manager di se stesso.

M.C.: Come definiresti l’arte della moda? E come definiresti l’arte della couture?

M.M.: L’Alta Moda rimane ancora il grande laboratorio dove si sperimentano tutte le idee. Grazie alle mani esperte di premier e di sarte che nasce da un idea disegnata una collezione. E’ un rito magico. Ed è con  la sfilata  che tutta la fatica, la passione e soprattutto tutta l’emozione di questo mestiere meraviglioso  si percepisce tutto…

M.C.: Quale interesse particolare scaturisce nel rappresentare una nuova creazione di alta moda?

M.M.: Solleticare discretamente le esigenze delle clienti che acquistano l’Alta Moda.

M.C.: C’é sempre una grande musa ispiratrice che ispira la tua creatività?

M.M.: Credo che più che avere una musa ispiratrice oggi sia importante avere un immaginario lifestyle. Evidenziarlo crea il sogno!

M.C.: In che modo trai l’impulso primordiale per dare inizio ad un nuovo percorso creativo?

M.M.: Tutto ciò che faccio è mosso sempre dalla passione. Nasce da un impulso culturale, emozionale, che parte da tutto ciò che mi circonda. Spesso è casuale; può essere un film, una mostra, un libro, una foto… L’ ispirazione è cogliere l’attimo…

M.C.: Solcare le passerelle di molteplici manifestazioni rimarchevoli sprona ad essere più forti e vincenti? Ansia e tensione appartengono alle prime esperienze del passato oppure fanno capolino puntualmente ad ogni evento?

M.M.: E’ sempre stimolante partecipare ad eventi che sono al di fuori dei contenitori ufficiali della moda. Vengo a contatto con altre realtà che stimolano in me una sorta di antagonismo sano che crea sempre uno scambio di informazioni ed emozioni. La passerella  però rimane sempre per me una grande prova ed ogni volta è come fosse la prima volta… mi emoziono ancora tanto. 

M.C.: Essere uno stilista di moda ti fa sentire più artista o designer? Può coesistere una correlazione speciale  tra le due professioni?

M.M.: Io mi sento più un designer. La parola artista nella moda la associo sempre a Maestri che hanno fatto grande il fashion system. 

M.C.: Esiste un modello ideale che persegui costantemente? In che modo la tua visione stilistica si confronta con il passato? E come definisci l’identità del tuo stile?

M.M.: Ho sempre ricercato sin dall’inizio della mia carriera il mio senso di eleganza. Una ricerca di un linguaggio sofisticato e mai ostentato. Una sorta di coincidenza di etica e di estetica. Sono sempre stato percepito come un designer classico: cerco sempre di “reinventare” con le collezioni che creo cercando di rimanere  fedele e coerente ai miei canoni estetici. Infatti si può essere innovativi guardando in modo personale alla tradizione. Il mio rapporto tra passato e futuro, tra tradizione ed innovazione è molto sottile.

M.C.: Come distingui l’antagonismo che si cela tra i vari nomi del mondo della moda? Secondo te, questa forma di contrasto é davvero contestualizzata nel settore?

M.M.: L’antagonismo è come il pepe sulla coda del sistema moda. Senza di esso non ci sarebbe stimolo. Il fashion system è purtroppo un mondo di troppe critiche e di altrettante lusinghe.

M.C.: Come percepisci la virtù della bellezza in simbiosi con lo stile ricercato della couture?

M.M.: L’Alta Moda deve riuscire a raccontare un emozione. Ha il compito di evidenziare la bellezza delle donne con la sua lussuosa  e raffinata semplicità.

M.C.: E’ indispensabile che una donna si senta libera di indossare il suo desiderio anche se non perfettamente consono al suo aspetto? L’esteriorità é una prerogativa del benessere interiore o frutto di un esibizionismo congenito?

M.M.: La donna contemporanea non vive più l’ossessione del total look per dimostrare a se stessa ed agli altri di appartenere ad un ceto sociale. Ora è profondamente libera di scegliere tutto ciò che le permetta di evidenziare il suo io interiore e penso che questo generi in essa un senso di benessere. L’esibizionismo appartiene solo alle fashion victims… 

M.C.: Esiste una via d’accesso preferenziale per l’eleganza? Quanto può risultarne importante il culto?

M.M.: L’eleganza  è una cosa intima, personale.  Una dote rara che  nasce con te.

Angelica Bianco, abito fourreau di Marius Creati in seta e Svarovski per il Premio Aurum di Pescara

September 3, 2012 Leave a comment

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Angelica Bianco, in compagnia della direttrice della manifestazione, per la premiazione della serata dedicata al Premio Aurum di Pescara con abito di Marius Creati in seta in colore turchese con applicazioni di Svarovski.

Diego Dalla Palma a colloquio con Marius Creati

Diego Dalla Palma, icona importante del made in Italy, è una figura artistica tra le più conosciute e stimate nel mondo. Scrittore e noto esperto di immagine, nato a Enego nel 1950, inizia il suo ampio percorso artistico a Venezia, dove plasma doti e affinità culturali, per spostarsi successivamente a Milano, dove collabora, nel ruolo di costumista e scenografo, con la Rai e altri teatri rinomati. Personaggio carismatico, dotato di notevole intensità e professionalità scrupolosa, ha saputo ben conciliare i vari aspetti della consulenza mediatica nel mondo dello spettacolo, della moda e del management, rivelandosi un prestigioso image maker. Il suo lavoro testimonia il fascino della bellezza e dell’estetica per eccellenza, rimarcando i suoi ampi concetti di stile e di seduzione. In seguito intraprende un nuovo percorso culturale legato esclusivamente al mondo della scrittura, esperienza che lo porta inizialmente a pubblicare libri proprio sulla stessa bellezza infusa intorno a se, per poi sfociare in una visione più introspettiva dell’esperienza editoriale ritraendo spunti interessanti sul sentimento e sull’emozione intessendo in tal modo un nuovo sembiante intorno a se molto più intimista. Nell’editoria è rimarchevole il suo ultimo libro “A Nudo”, una nuova testimonianza dei suoi recenti percorsi votati all’interiorità e all’introspezione mediante il quale, attraverso spunti di riflessione legati all’esperienza diretta, rievoca racconti di momenti particolari e fasi cruciali della sua vita, sovente segnati da vicende toccanti e drammatiche che, attraverso il dolore, alimentano una spinta progressiva verso l’emersione del propria identità. Fedele ai suoi modelli di espressione è divenuto uno dei volti più rimarchevoli della televisione italiana, presente in svariate trasmissioni televisive in qualità di conduttore, altresì ospite di molti programmi noti, e testimonial di successo per prodotti di largo consumo e pubblicazioni legate all’orientamento del costume e del valore estetico del bello. Le foto riportate nell’articolo sono una realizzazione del fotografo Marco Marré Brunenghi.

Intervista a cura di Marius Creati

M.C.: Come è nato il desiderio di scrivere? C’é un meccanismo interiore che improvvisamente si é messo in movimento?

Diego Dalla Palma: Anzitutto, Marius, lasciami dire che tu hai il dono di formulare domande che racchiudono già una sorta di risposta. Diciamo che “senti” la risposta che il tuo interlocutore ti darà. Mi è sempre piaciuto scrivere. Ho iniziato a scrivere libri, legati alla sfera più tecnica del mio lavoro, in concomitanza con i miei esordi nel campo decorativo  poiché allora sentivo l’esigenza creare una situazione nuova ancora inesistente in Italia . Ho curato e tuttora curo delle rubriche su riviste settimanali e mensili. Gli argomenti erano esclusivamente tecnici, poiché il mio campo d’azione era volutamente indirizzato verso il make up. Da un po’ di tempo a questa parte ho sentito l’esigenza di diversificare la mia professione, apportando nuovi contenuti, e di raccontare la realtà come la sento, come l’ho sentita e l’ho vissuta.

M.C.: Da osannato cultore del fascino a brillante scrittore… come si é evoluta la tua professione nel corso di questi ultimi anni? Nel complesso in te qualcosa é cambiato?

Diego Dalla Palma: Sì, hai colto nel segno. Dopo anni e anni trascorsi a occuparmi esclusivamente di bellezza e quindi di qualcosa di assolutamente leggero, ho sentito l’esigenza di prendere in considerazione la bellezza interiore poiché mi sono reso conto che il mio percorso di vita poteva indirizzarmi verso nuovi percorsi.

M.C.: Il tuo nuovo libro “A Nudo” racchiude esperienze di una cornice realistica vissuta prima del successo, ma  il concepirlo nasce da un’esigenza pressoché inestirpabile?

Diego Dalla Palma: Proprio perché, come giustamente osservi l’esperienza che racconto nel libro è reale, ovviamente la genesi parte proprio da lì, dall’adolescenza, dalla gioventù e quindi dal prima del successo.

M.C.: In esso sei slanciato verso una crudezza leale, una sincerità viscerale… ma tracciarne una superficie ti ha permesso di esternare qualcosa di più penetrante?

Diego Dalla Palma: Mi ha consentito di capire e di imparare che il dolore può anche essere un motore che aiuta a rialzarti. Ci si può infangare nella vita, ci si può sfracellare, ma c’è modo di trovare strade diverse.

M.C.: C’é un tema particolarmente toccante che hai ritenuto opportuno descrivere tra le sue pagine?

Diego Dalla Palma: Ce ne sono diversi ma ognuno, a seconda della sua sensibilità, può cogliere e ritenere più toccante un capitolo piuttosto che un altro. 

M.C.: Quattro libri importanti sinonimo di quattro grandi successi, l’ultimo editato pochi mesi fa… Esiste un possibile comune denominatore tra loro che, in un certo senso, li equipara e li congiunge?

Diego Dalla Palma: Sì tutti e quattro appartengono a questo mio percorso i cui temi fondamentali sono: l’amore, la morte, il dolore, il perdono. Mi sono abituato ad ascoltare le mie emozioni e questo mi dà grande consapevolezza sulla vita e sulle persone che incontro. Più passa il tempo, più mi accorgo di essere sensitivo.

M.C.: Quattro temi divulgati in quattro differenti pubblicazioni in rappresentanza di diverse esternazioni della tua interiorità. Esiste un messaggio univoco inveterato che germoglia in te?

Diego Dalla Palma: Se vogliamo si possono intendere come un messaggio d’amore dedicato a mio padre e a mia madre.

M.C.: L’amore trionfa sempre dinnanzi alle avversità della vita?

Diego Dalla Palma: La ragione o, meglio, l’amore ragionato trionfa sempre sulle avversità della vita.

M.C.: Dolore e sconfitta intesi come preamboli di un conflitto esistenziale, ma come la débâcle di una vita si trasforma in trionfo? E’ davvero possibile?

Diego Dalla Palma: Direi di sì e la prova è questo libro. Ho avuto una vita molto dolorosa ma sono grato a Dio per tutto ciò che mi ha dato.

M.C.: E’ stato così facile raccontarsi, mettersi a nudo senza incorrere nella reticenza profusa dal peso della notorietà?

Diego Dalla Palma: Sono stato assolutamente me stesso e ho raccontato esclusivamente Diego.

Ilian Rachov a colloquio con Marius Creati – tra arte e design di lusso

Torna il mirabile artista contemporaneo Ilian Rachov a parlare di se, in questo frangente dedicato, raccontando le sua varie collaborazioni con il mondo del design e, in modo più concentrato, della moda. Ilian Rachov, grande interprete dell’arte moderna, dall’impronta tipicamente rétro per i suoi meravigliosi dipinti dai quali riaffiorano tendenze e stili estrapolati da un glorioso passato artistico, ha lasciato il suo segno tangibile disegnando per alcuni anni i fantastici disegni e bozzetti che hanno contraddistinto la prestigiosa maison Versace. Elementi ispirati al Barocco, al Rococò e a una serie di stilemi artistici di varia natura, formattati accuratamente in un eclettismo tipico della grande casa di moda, in seguito perseguita anche in altri ambiti collaborativi…

Intervista a cura di  Marius Creati

M.C.: Ricordi l’esordio delle tue collaborazione con il mondo della moda? E’ stata una ricerca accurata dal principio oppure una casualità opportuna degli eventi?

Ilian Rachov: Ricordo bene la telefonata che ho ricevuto dall’ufficio stile di Versace. Pensando che si trattasse di uno scherzo, non gli ho dato peso e addirittura non sono andato all’appuntamento. Poi dopo la seconda telefonata il giorno dopo la data dell’appuntamento… mi sono reso conto che era vero… Certo mi sono sempre interessato della moda in generale. E una delle massime espressioni d’arte oggi.

M.C.: Il doversi confrontare con la praticità dei tempi e dei metodi del design ha mai suscitato in te paure intrinseche?

Ilian Rachov: Non ho mai avuto nessuna pressione da parte di Versace ne riguardo i tempi di consegna dei disegni, ne riguardo il tema dei disegni o delle collezioni. Mi hanno sempre lasciato piena libertà di creare quello che mi piaceva di più anche quando certi disegni erano diversi dallo stile Versace in generale.

M.C.: E’ possibile che possa sussistere, secondo te, un valido riscontro tra l’arte pittorica e la fashion art? Esistono parametri di condivisione tra le due parti?

Ilian Rachov: Certo, l’Alta Moda si é sempre ispirata all’Alta Arte. Basta vedere le creazioni dei grandi stilisti dal mito Gianni Versace a John Galliano o altri stilisti dei nostri tempi. Dalle semplici stampe di opere d’arte sui tessuti fino a abiti che sembrano delle sculture contemporanee. La Moda è sempre stata incollata all’Arte. Anche nei secoli passati il modo di vestire è stato molto influenzato e anche ha influenzato l’Arte.

M.C.: Quali emozioni ha scaturito l’essere parte integrante della Maison Versace durante gli anni delle tue varie prestazioni stilistiche?

Ilian Rachov: Creare per Versace è stato un sogno per me. Oltre che io stesso ero un grandissimo fan di Gianni Versace, il fatto che creando una cosa sai che poi sarà vista dal mondo intero e che sarà indossata da persone come Elton John, Madonna, Christina Aguilera oppure Jennifer Lopez… ispira molto, sai? Ancora trovo online foto di grandi star che magari hanno avvolto intorno al loro collo un foulard che ho disegnato io. Oppure andando in giro per il mondo vedo in qualche albergo dei tessuti o dei cuscini o ad essa Las Vegas addirittura dei tappeti di Versace che ho creato io stesso con la mia mano nel mio piccolo studio a Torino. Questo mi fa sempre effetto.

M.C.: Hai un ricordo vivo del grande couturier Gianni Versace?

Ilian Rachov: Personalmente non ho avuto la fortuna e l’onore di conoscere di persona Gianni Versace. Sono arrivato dopo, penso nel momento giusto per dare un tocco molto simile al suo per le collezioni casa in un momento quando le sue idee stavano scomparendo… come purtroppo sta accadendo anche con le nuove collezioni della Versace Home.

M.C.: Come riesci a tradurre il tuo stile pittorico in un dettaglio puramente stilizzato?

Ilian Rachov: Io nasco come un pittore che ha cominciato la sua attività artistica dipingendo icone bizantine, un’arte molto decorativa e poco pittorica. Dopo, evolvendo, ho cominciato a diventare più pittore in senso stretto. Creare elementi decorativi per le stampe di Versace per me è stato come ritornare un po’ indietro nel tempo utilizzando però tutta la qualità e la conoscenza nella storia dell’Arte acquisita durante gli anni passati nei musei italiani e non solo. Praticamente ho applicato la mia arte decorativa e il mio senso maniacale nei dettagli, cosa tipica degli artisti iconografi, con la mia grande passione per l’arte barocca unendo tutte e due le cose con lo stile rock and punk che li rende più contemporanei. Ed è questo lo stile che è piaciuto a Versace.

M.C.: Come hai vissuto il porre in discussione l’arte pittorica ridimensionata in un elemento tipicamente alla moda? E’ possibile definirlo un “traguardo emblematico” per la tua crescita professionale?

Ilian Rachov: Si, il mio lavoro nel campo della Moda e del design è sicuramente un traguardo emblematico per la mia crescita come artista. Ha liberato in me molte cose e sono felice di averlo fatto e di continuare a farlo anche adesso con le cose che creo per me stesso.

M.C.: Come si é evoluto il tuo percorso stilistico dopo la rimarchevole parentesi ambientata in casa Versace?

Ilian Rachov: Ho imparato moltissimo creando per Versace. Ho fatto delle ricerche nel campo del design, della moda, della ornamentazione che per conto mio non avrei avuto ne il tempo ne la voglia di fare. Sicuramente questo ha lasciato un segno nella mia evoluzione stilistica e anche culturale.

M.C.: Esiste oggi un Ilian Rachov ampiamente impegnato anche nel design di stile?

Ilian Rachov:  Ha ha ha… L’Ilian di oggi cerca piuttosto di rimanere Ilian.. .anche se certe volte questo non gli conviene… Io sono un artista, qualcuno mi ha dato una dote, forse me la sono meritata, oppure mi è stata data in prestito o in comodato d’uso. Dire che sono pienamente impegnato con il design e molto presuntuoso. Sono pienamente occupato con la mia crescita come artista e il design e lo stile ne fanno parte integrale dell’essere tale. Trovo limitanti le definizioni come stilista, designer, pittore, scultore, ecc. L’arte ha molti modi per esprimersi, non è detto che se uno fa lo stilista non possa essere scultore o pittore. Basta vedere alcuni dei grandi stilisti che sono anche bravissimi pittori o cantanti e viceversa.

M.C.: La pittura rimane pur sempre il tuo “cavallo di battaglia”?

Ilian Rachov: La pittura per adesso è il mio cavallo di battaglia per vari motivi della mia esistenza fin ora. Non è stato un mio sogno dall’infanzia fare il pittore anche se sono felicissimo di farlo. Però dicono che i sogni ogni tanto si avverano… Chissà cosa ci riserva il futuro??