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Fabrizio Corona, fuga per paura delle carceri italiane

Fabrizio Corona, fuga per paura delle carceri italiane
Tormentone d’inizio anno la faccenda scomoda dell’ex fotografo del gossip italiano, ex agente di paparazzi e amico dei vip italiani Fabrizio Corona. Dopo una breve latitanza iniziata lo scorso venerdì, sottratto al suo arresto avvenuto a Milano, il giovane ‘galeotto delle autorità’ si è costituito personalmente a Lisbona. Da diversi giorni sulle sue tracce gli investigatori della Squadra Mobile della Polizia erano già sul punto di prenderlo in Portogallo, affiancati dagli agenti della Polizia portoghese. “Più che costituito si è arreso”, questo il commento dei vertici della Questura di Milano. Fabrizio Corona si è consegnato presso la stazione ferroviaria metropolitana di Queluz, afflitto e in stato di sconforto.
Luigi Savina, questore di Milano racconta al Tgcom24: “Noi abbiamo iniziato a seguirlo quando è diventato latitante. Gli eravamo dietro da alcune ore, stanotte sono state prese alcune iniziative e lui ha solo anticipato, con la resa, quello che sarebbe comunque successo. Ha intuito, perché era appoggiato da alcune persone italiane. E’ in fase di valutazione la condotta di questi suoi contatti, con cui ci siamo messi in comunicazione nella notte. Ha capito che il cerchio intorno a lui si era stretto. Ha capito che, bruciato il contatto con le uniche persone che lo appoggiavano, non avrebbe avuto più alcun appoggio”.
Un uomo avvinto dalle sue responsabilità, preda delle lacrime, ha lanciato un grido squillante che dovrebbe indurre alla riflessione: “Non sono fuggito, me ne sono andato dall’Italia perché turbato da una sentenza ingiusta e perché temo per la mia vita nelle carceri italiane”. Il suo legale Nadia Alecci ribadisce le parole del suo assistito “Non sono scappato… ho paura delle carceri italiane”. Un appello lanciato nell’occhio imperturbabile della macchina giuridica, già pronta nel sindacare l’ultimo veto… un appello ansimato forse per far sì che la sua permanenza scomoda possa prolungarsi in quel paese straniero nel quale è stato concepito il suo arresto? Luigi Savina afferma: “Nello Stato di diritto tutti possono fare quello che vogliono. Se la legge gli consentirà di restare in Portogallo, ci può provare. Io ho forti dubbi. Con questo, non voglio entrare assolutamente in contraddizione con il legale di Corona che ha tutto il diritto di fare, per il suo cliente, le scelte che riterrà più professionali. Sono grato agli agenti del commissariato Garibaldi-Venezia. In poche ore è stato ricostruito tutto il percorso di fuga e questo ha fatto sì che in breve Corona si costituisse”.
Ultime parole famose appellanti verso un amico lasciato in panchina mentre da un contatto telefonico ribadisce il suo stato d’animo: “Per la prima volta in vita mia ho paura. Fabry”. Mario Ferri, noto con il soprannome di ‘Falco’, originario di Pescara, ma residente in provincia di Isernia rimane sbalordito dinnazi all’arresto del suo amico in difficoltà. Poi dichiara apertamente: “Fabrizio aveva paura. E ora, invece di cinque anni di carcere, ne rischia sette. Poche ore prima dell’inizio della latitanza ci eravamo scambiati una serie di messaggi. Per scherzo, nei giorni prima della latitanza, aveva parlato anche di una sua possibile fuga. Gli avevo detto che farsi cinque anni di carcere per una foto è troppo. Lui poi mica ha ricattato Madre Teresa di Calcutta, ma chi ha tradito. Anche perché Trezeguet non si è mai costituito parte civile, ma ha detto che Corona, ai tempi, gli fece il favore”.
Operazione conclusa quella del dipartimento d’investigazione di Milano anche se, tra ipotesi e confronti, nasce e cresce il sospetto che il giovane ex latitante non abbia agito da solo, nonostante la premeditazione della fuga da alcuni giorni antecedenti. Probabilmente la presenza di una seconda persona nell’auto usata per la fuga, lo stesso che probabilmente un paio di giorni prima avrebbe acquistato il Tom Tom utilizzato per il lungo viaggio fugace. Ma finora un rebus…
Subito dopo l’arresto Fabrizio Corona è stato accompagnato presso gli uffici della “Unitad Information y Investigation Criminal de Policia Judicial” di Lisbona. In seguito alla formalizzazione degli atti, egli attende l’udienza davanti al Tribunal da relacao de Lisboa.
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