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Michael Cunningham, innamorato perdutamente della retrospettiva di Alexander McQueen

March 12, 2018 Leave a comment

Cunningham

«Non avevo mai visto abiti del genere»: un grande scrittore americano racconta a Vogue Italia il giorno in cui si innamorò di Alexander McQueen. Alla cui vita maiuscola è dedicato anche un libro illustrato, che qui pubblichiamo in anteprima.

Come tanti che hanno vissuto troppo a lungo senza amore, quando mi sono innamorato, mi sono innamorato perdutamente. E come quasi tutti quelli che alla fine s’innamorano ricordo di preciso dove e quando. Era uno di quei giorni grigi scintillanti che New York esibisce in tarda primavera, splendenti anche se grigi, luminosi, senza chiaroscuri.

È accaduto poco dopo le due del pomeriggio, al Costume Institute del Metropolitan Museum. Mi sono innamorato della moda, in particolare di “Savage Beauty,” la retrospettiva di Alexander McQueen. Confesso di esserci andato piuttosto controvoglia, insieme a un’amica che all’improvviso si è trovata con un biglietto in più e che, prima di vedersi ridotta a chiedere a me, aveva già tentato con altri cinque.

Ci sono andato per farle un favore. Ero la sua ultima speranza, io, la persona a cui in effetti non dispiaceva andare, ma che si domandava perché visitare uno dei musei più importanti del mondo per vedere dei vestiti.

Non sono mai stato contrario alla moda, quella alta o quella più commerciale. Non ci tengo granché a vestirmi bene ma apprezzo chi ha stile, e ci sono pochi posti come New York dove s’incontrano persone vestite in modi che non somigliano a niente di mai visto prima.

Per la strada, come non lasciarsi affascinare da un uomo con la barba folta, la redingote a fiori e gli scarponi da montagna? O da una donna con un vestitino scintillante, le scarpe da jogging e la parrucca blu cobalto?

È che gli abiti alla moda a me non sembravano avere niente di profondo. Li consideravo un divertimento, né più e né meno.

Forse è lo scettico il più suscettibile alla conversione. Forse è lo scettico – con tutta la sua caustica, scaltrita riluttanza – il più ansioso di venir rapito, avvinto dalla fede.

La capacità di innamorarsi – la più preziosa tra le facoltà umane – ha sempre in sé (siamo onesti) un certo grado di casualità. In genere, io e l’altro eravamo nel posto giusto al momento giusto.

Sul treno, accanto, c’è un sedile vuoto, l’ultimo, e leggiamo tutt’e due Elena Ferrante…

Una sera piovosa, uscendo dal ristorante per fumare una sigaretta, cominciamo a parlare perché, dopotutto, stiamo stretti sotto una tettoia che basta appena, cercando di non bagnarci…

Un’amica ha un biglietto in più e quel pomeriggio siamo liberi…

Non avevo mai visto abiti del genere. Non avevo mai immaginato la loro complessa intelligenza, o l’assoluta meraviglia della loro geniale costruzione. Non avevo mai immaginato dei capi d’abbigliamento ispirati a un senso di bellezza concepito come mutazione fantastica e non come cliché sentimentale.

Quegli abiti avevano un che di mostruoso, ma venivano da un regno parallelo dove la mostruosità è un pregio. Quegli abiti erano aggressivi e intransigenti e parevano dire se non vi riempiamo noi di meraviglia, la colpa non è del vestito.

Mi ha conquistato soprattutto il periodo gotico di Mc- Queen – una combinazione di stile vittoriano e di pelle e bondage – e il suo profondo rispetto per il mondo naturale, un mondo che in una trasposizione simile dà pieno conto della sua brutalità, non solo della sua bellezza. Questi abiti, mi sono detto, renderanno anche omaggio agli uccelli, ma ne rendono altrettanto ai gatti che li hanno uccisi.

Se volete, pensate alla “Annunciazione” di Leonardo da Vinci. Del dipinto tenete l’angelo, ma al posto della Vergine provate a immaginare un uomo con i jeans e la felpa. Non mi ero mai soffermato sull’idea che le future generazioni ci avrebbero conosciuto anche attraverso i nostri abiti. Se dovessero guardare McQueen, ci crederebbero un popolo affascinato dai vampiri e dai pirati, dai feticci sessuali, da una natura selvaggia che, famelica, ci spiava di notte dalle finestre delle nostre case.

Mentre giravo sbalordito per la mostra, mi sono ritrovato a pensare che proprio sopra la mia testa, al piano superiore, c’erano le stanze dove sono esposti dei reperti considerati universalmente opere d’arte: le urne e le anfore greche antiche, nate con la semplice funzione di contenere olio e vino.

Ho capito per la prima volta che anche gli abiti esposti al Metropolitan sono dei recipienti, ma come i vasi al piano superiore hanno qualcosa di profondo; sono dei recipienti che trascendono la loro funzione e parlano, in quel momento e per i secoli a venire, del nostro tentativo di rendere omaggio allo straordinario e terrificante mondo in cui vivono gli esseri umani, in cui gli esseri umani sono sempre vissuti.

Potremmo farli vedere a degli invasori alieni che non parlerebbero, ovviamente, la nostra lingua. Potremmo dire loro, non con le parole: questi siamo noi nel momento della nostra massima espressione. È così che ci immaginiamo. Per favore, però, non crediate che la nostra carne sia all’altezza dei nostri sogni.

La couture non ha certo bisogno che io la difenda, e non è quello che sto cercando di dire. Questa è una pura e semplice storia d’amore, e l’amore, come l’arte, e come la couture, non ha bisogno di essere difeso. L’amore, come l’arte e come la couture, ha i suoi detrattori. L’amore, come l’arte e la couture, resterà a lungo su questa terra dopo che tutti quelli che la disprezzano saranno trasformati in polvere.

Michael Cunningham, Vogue Italia, marzo 2018, n.811, pag.400

*Scrittore e sceneggiatore americano, ha raggiunto la fama internazionale con il romanzo “Le ore”, premiato con il premio Pulitzer per la narrativa e trasformato in film. Docente di scrittura creativa all’università di Yale, ha pubblicato nel 2016 “Un cigno selvatico” (La nave di Teseo). Il suo prossimo titolo, “Glory” (Penguin/Random House), uscirà in autunno.

Fonte: Vogue.it 

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Jessica Chastain, borsa Alexander McQueen a New York

January 4, 2013 Leave a comment

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New York, Jessica Chastain  indossa la borsa iconica da giorno di Alexander McQueen, Heroine, 2 gennaio 2013.

Maria Sharapova, red carpet in Alexander McQueen

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Qualche giorno fa la bellissima tennista Maria Sharapova è stata fotografata sul red carpet degli ESPY 2011 a Los Angeles con un outfit firmato Alexander McQueen davvero sensuale e chic.

Adoro i vestiti/tunica in chiffon, sono femminili ed enfatizzano le curve senza volgarità; il modello scelto da Maria è blu scuro, i dettagli dorati richiamano i sandali, naturalmente firmati McQueen (PreFall 2011).

Un modello da sogno, il tacco sembra non finire mai, le decorazioni sono forse troppo opulente ma sembrano nate per contrastare il rosso del red carpet: un outfit promosso a pieni voti!  Tra l’altro secondo me il sandalo non indossato perde tantissimo, sembra quasi cheap, siete d’accordo?

Fonte: Shoeplay

Kate Middleton sceglie Alexander McQueen e Jimmy Choo per la serata ‘Bafta Brits To Watch’ a Los Angeles

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Le foto di Kate Middleton scattate durante la serata dei Bafta poche ore fa hanno già fatto il giro del mondo, e tutti hanno ammirato la duchessa, raggiante in un abito lilla Alexander McQueen che metteva in evidenza il suo fisico longilineo, ma io non mi sono fermata al vestito.

Mi ha colpito molto vedere che la futura principessa ha scelto di indossare un paio di sandali con platform, nonostante il rigido regolamento reale preveda scarpe chiuse in punta e collant, tutto l’anno; forse per le serate di gala le regole cambiano, fatto sta che Kate si è giocata benissimo le sue carte, scegliendo un paio di sandali Jimmy Choo in tessuto metallizzata, abbinati alla pochette.

Non sono una grande fan di Kate ma devo ammettere che le sue scelte stilistiche mi stanno conquistando: per essere una bellissima ragazza, ancora piuttosto giovane, ha gusto e riesce a colpire senza esagerazioni, tutti elementi positivi che la rendono più vicina a noi rispetto ad attrici e cantanti varie, paradossale non trovate?

Fonte: Shoeplay

Jude Law in giro con le nuove Puma Alexander McQueen

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Jude Law in giro con le nuove Puma McQueen Street Climb Multicolor, realizzate in pelle con evidenti contrasti cromatici e dalle linee decise ed essenziali.

Alexander McQueen: Savage Beauty, retrospettiva editoriale dedicata da Vogue US

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Editorial pubblicato da Vogue US ad opera di Grace Coddington per celebrare la retrospettiva su Lee McQueen al MET di New York. Le foto sono di Steven Meisel. Models: Karen Elson, Coco Rocha, Karlie Kloss, Caroline Trentini, Raquel Zimmermann, Stella Tennant.

Sofia Coppola con Marc Jacobs al galà per la mostra “Alexander McQueen: Savage Beauty” a New York City

Sofia Coppola ha indossato un sontuoso abito di Marc Jacobs in seta color nero con applicazioni sciontillanti in occasione del galà per la mostra “Alexander McQueen: Savage Beauty” tenutosi presso il Metropolitan Museum of Art di New York. Indossa un prezioso bracciale  in oro rosa con diamanti bianchi della collezione Tango di Pomellato, e una clutch bag in raso di seta Louis Vuitton.