Home > Interviste Esclusive > Intervista di Viviana Musumeci a Nino Cerruti

Intervista di Viviana Musumeci a Nino Cerruti

Non capita tutti i giorni di poter parlare con una leggenda vivente della moda italiana. Un uomo che, se esistesse l’Oscar alla carriera nel mondo fashion, se lo meriterebbe a pieno titolo. Un personaggio che ha attraversato più di 60 anni di storia della moda, lasciando tracce importanti ancora visibili, vivendone tutti gli aspetti, anche quelli meno glamour, con la curiosità , l’eleganza, la preparazione e lo charme che oggi difficilmente si trovano in altri personaggi idolatrati dal popolo della moda. Nino Cerruti ha compiuto da poco 82 anni, ma questo non gli impedisce di entrare in azienda alle 9 del mattino per uscire alle 18. La passione per il suo lavoro, negli anni, non è venuta meno, e l’energia certo non gli fa difetto.

V.M.: Da giovane lei avrebbe voluto fare il giornalista e invece i casi della vita l’hanno trasformata in imprenditore. Cosa ricorda di quel periodo?

N.C.: A dire il vero non ho avuto tempo per avere dubbi. Vengo da una generazione a cui non passava minimamente per la testa di fare qualcosa che fosse diverso dall’attività del proprio padre e provenendo da una famiglia di imprenditori tessili ho sempre saputo che avrei lavorato lì, tuttavia mi ero fatto l’idea che avrei potuto anche fare il giornalista, pur svolgendo il mio lavoro. La realtà però è stata un’altra. Io ho sempre frequentato l’azienda fin da piccolo e quando ci sono entrato mi sono concentrato sul mantenimento della continuità con il lavoro di famiglia. Dopo qualche anno, però, ho incominciato a tracciare la mia strada. Infatti ha ampliato la sua attività passando dal tessile alla moda vera e propria… Che è un’altra dimensione. Mi sono lanciato in un’attività più dinamica, imprevedibile che soddisfaceva la mia curiosità. Un mestiere dove non ci si annoia mai e dove devi sempre misurarti con l’inventare cose nuove.

V.M.: Lei ha da poco compiuto 82 anni, eppure trascorre ancora molto tempo in azienda. Com’è la sua giornata tipo?

N.C.: A dire il vero è un po’ abitudinaria. Il mio lavoro inizia alle 9 e termina alle 18. Ogni tanto sono assente, ma poi recupero. Sono abituato così. Se un lavoro vuoi farlo bene, devi dedicarvi del tempo.

V.M.: Cosa significa passare dalla creatività insita nella realizzazione di un tessuto, a quella invece necessaria per realizzare un abito?

N.C.: E’ come se fossi passato da un lavoro a due dimensioni a uno a tre. Come un bambino che è abituato a giocare sul tappeto del proprio salotto e inizia a giocare su un campo vero di calcio.

V.M.: Esiste una caratteristica, anche semplicemente per un occhio esperto, che rende i tessuti del Lanificio F.lli Cerruti riconoscibile e diverso dagli altri?

N.C.: Sì, e come dice lei, lo possono notare solo occhi esperti. Ha a che fare con la tecnologia: a parità di peso, noi usiamo fili più fini per inserirne un numero maggiore con prestazioni diverse. “Esasperiamo” il tessuto un po’ come si farebbe con una macchina da corsa. E’ per dare una prestazione più “spinta”. I nostri tessuti sono più luminosi e questo dipende dalla tecnica di finitura e dal tipo di lane che usiamo. Se parlo di filanca, tutti più o meno, sanno che cosa sia. Ma lei non può avere idea di quanto una filanca possa avere un’espressione “allegra” o essere invece molto triste.

V.M.: Lei ha lavorato molto con grandi registi e vestito star di Hollywood sia sul set sia nella vita di tutti i giorni. Mi racconta qualche aneddoto?

N.C.: La mia implicazione con il mondo del cinema nasce da una vera passione per i film. Considero il cinema uno strumento incredibile. Ho approcciato i film non tanto per fare pubblicità ai miei vestiti ma per completare i personaggi che mi venivano proposti. Ho sempre lavorato in quel senso e ho cercato di fare film (ndr 200) di qualità. Con gli attori ho sempre tentato di instaurare un rapporto di amicizia. Ho lavorato più volte con Michael Douglas. Con Jack Nicholson mi sono divertito tantissimo perché è imprevedibile. Mi sono arrabbiato molto recentemente con Clint Eastwood, invece,  per il modo in cui ha supportato Mitt Romney.

V.M.: Suo figlio Julien sta proseguendo la tradizione di famiglia e lavora con lei?

N.C.: Mio figlio ha dovuto cambiare rotta perché si è formato come creativo. Si è dovuto riaffinare e tornare alle origini. Io ho sempre fatto il mio mestiere nella moda dando molta importanza al materiale tessile, oggi ci siamo riconcentrati e cerchiamo di dare un po’ di glamour anche ai tessuti.

V.M.: Molti pensano che la giacca resa famosa da Don Johnson in Miami Vice sia di Giorgio Armani, invece è sua. Che cosa pensa di aver trasferito a “Re Giorgio”?

N.C.: Sì, quella giacca è mia e ne ho fatte molte. La giacca destrutturata che ha reso celebre agli inizi Armani, abbiamo iniziato a farla insieme;  poi lui ha continuato per la sua strada creando le proprie collezioni. Per Miami Vice all’epoca ho lavorato affiancando Milena Cannonero. Per quanto riguarda Armani, abbiamo studiato molto l’importanza del tessuto. Credo che tra gli stilisti contemporanei sia quello che in assoluto li conosca meglio. Ha lavorato a fondo sulle giacche. Prima l’eleganza dell’uomo era concepita in versione british, poi è diventata sinonimo di “italianità”, cioé elegante ma confortevole e per nulla rigida.

V.M.: Nel 1958 lei ha lanciato il color Ottanio che circa un paio di anni fa è ritornato di gran moda. Che effetto le fa?

N.C.: Con un certo orgoglio posso dire che ho visto tornare di moda negli anni molte cose che ho creato io. Ad esempio, ho visto l’ultima sfilata di Saint Laurent: se dà un’occhiata alla mia prima sfilata moda donna del 1967, potrà notare che già all’epoca avevo mandato in passerella donne con giacchini stretti e cappelli a falda larga. La collezione di Saint Laurent la ricorda molto.

V.M.: Che cosa pensa del fenomeno delle blogger?

N.C.: Sono delle piccole celebrità. So che esistono, ma  non le seguo.  E’ un fenomeno di glamourizzazione a cui abbiamo già assistito anche con gli attori e i divi. E’ un’esasperazione delle personalità tipico di questa società. L’importante è avere la propria personalità e comunicarla in maniera coerente.

Intervista di Viviana Musumeci

Fonte: VM-Mag

  1. No comments yet.
  1. No trackbacks yet.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: