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Michele Miglionico a colloquio con Marius Creati

Michele Miglionico é un giovane designer di alta moda che da alcuni anni sta solcando le passerelle di molti eventi importanti e serate di grande impatto visivo per il mondo dello stile italiano con uno sguardo intenso verso la couture internazionale. Legato sin dall’inizio alla tradizione vive l’ispirazione per il gusto e la bellezza per eccellenza, spinto da una grande passione per la moda e uno spirito di ricerca inconfondibile, senza tralasciare l’opportunità di voler reinventare i canoni di una creazione sempre più viva e contemporanea laddove eleganza, raffinatezza e lusso rappresentino l’identikit inviolabile della sua personalità creativa.

Intervista a cura di Marius Creati

M.C.: Come é nata la tua passione per la moda? La presenza di una familiarità nella sartoria può definirsi un veicolo motore o una semplice circostanza?

M.M.: Fin da ragazzino era viva in me l‘ossessione per le cose belle e per le donne ben vestite. Ho sempre avuto la necessità della ricerca della bellezza. Penso di aver sempre desiderato di fare questo lavoro e sicuramente l’amore per questo mestiere mi è stato  trasmesso da mio padre Mario, un eccellente sarto per uomo.

M.C.: Esistono caratteristiche basilari per potersi definire oggi ‘fashion designer’? L’immagine di uno stilista necessita di evidenti qualità peculiari?

M.M.: Oggi un giovane, per definirsi “fashion designer” dovrebbe racchiudere in se tutte le figure professionali della moda. Oltre ad avere talento (dote necessaria) deve conoscere le tecniche sartoriali, la modellistica ed infine essere anche un bravo business manager di se stesso.

M.C.: Come definiresti l’arte della moda? E come definiresti l’arte della couture?

M.M.: L’Alta Moda rimane ancora il grande laboratorio dove si sperimentano tutte le idee. Grazie alle mani esperte di premier e di sarte che nasce da un idea disegnata una collezione. E’ un rito magico. Ed è con  la sfilata  che tutta la fatica, la passione e soprattutto tutta l’emozione di questo mestiere meraviglioso  si percepisce tutto…

M.C.: Quale interesse particolare scaturisce nel rappresentare una nuova creazione di alta moda?

M.M.: Solleticare discretamente le esigenze delle clienti che acquistano l’Alta Moda.

M.C.: C’é sempre una grande musa ispiratrice che ispira la tua creatività?

M.M.: Credo che più che avere una musa ispiratrice oggi sia importante avere un immaginario lifestyle. Evidenziarlo crea il sogno!

M.C.: In che modo trai l’impulso primordiale per dare inizio ad un nuovo percorso creativo?

M.M.: Tutto ciò che faccio è mosso sempre dalla passione. Nasce da un impulso culturale, emozionale, che parte da tutto ciò che mi circonda. Spesso è casuale; può essere un film, una mostra, un libro, una foto… L’ ispirazione è cogliere l’attimo…

M.C.: Solcare le passerelle di molteplici manifestazioni rimarchevoli sprona ad essere più forti e vincenti? Ansia e tensione appartengono alle prime esperienze del passato oppure fanno capolino puntualmente ad ogni evento?

M.M.: E’ sempre stimolante partecipare ad eventi che sono al di fuori dei contenitori ufficiali della moda. Vengo a contatto con altre realtà che stimolano in me una sorta di antagonismo sano che crea sempre uno scambio di informazioni ed emozioni. La passerella  però rimane sempre per me una grande prova ed ogni volta è come fosse la prima volta… mi emoziono ancora tanto. 

M.C.: Essere uno stilista di moda ti fa sentire più artista o designer? Può coesistere una correlazione speciale  tra le due professioni?

M.M.: Io mi sento più un designer. La parola artista nella moda la associo sempre a Maestri che hanno fatto grande il fashion system. 

M.C.: Esiste un modello ideale che persegui costantemente? In che modo la tua visione stilistica si confronta con il passato? E come definisci l’identità del tuo stile?

M.M.: Ho sempre ricercato sin dall’inizio della mia carriera il mio senso di eleganza. Una ricerca di un linguaggio sofisticato e mai ostentato. Una sorta di coincidenza di etica e di estetica. Sono sempre stato percepito come un designer classico: cerco sempre di “reinventare” con le collezioni che creo cercando di rimanere  fedele e coerente ai miei canoni estetici. Infatti si può essere innovativi guardando in modo personale alla tradizione. Il mio rapporto tra passato e futuro, tra tradizione ed innovazione è molto sottile.

M.C.: Come distingui l’antagonismo che si cela tra i vari nomi del mondo della moda? Secondo te, questa forma di contrasto é davvero contestualizzata nel settore?

M.M.: L’antagonismo è come il pepe sulla coda del sistema moda. Senza di esso non ci sarebbe stimolo. Il fashion system è purtroppo un mondo di troppe critiche e di altrettante lusinghe.

M.C.: Come percepisci la virtù della bellezza in simbiosi con lo stile ricercato della couture?

M.M.: L’Alta Moda deve riuscire a raccontare un emozione. Ha il compito di evidenziare la bellezza delle donne con la sua lussuosa  e raffinata semplicità.

M.C.: E’ indispensabile che una donna si senta libera di indossare il suo desiderio anche se non perfettamente consono al suo aspetto? L’esteriorità é una prerogativa del benessere interiore o frutto di un esibizionismo congenito?

M.M.: La donna contemporanea non vive più l’ossessione del total look per dimostrare a se stessa ed agli altri di appartenere ad un ceto sociale. Ora è profondamente libera di scegliere tutto ciò che le permetta di evidenziare il suo io interiore e penso che questo generi in essa un senso di benessere. L’esibizionismo appartiene solo alle fashion victims… 

M.C.: Esiste una via d’accesso preferenziale per l’eleganza? Quanto può risultarne importante il culto?

M.M.: L’eleganza  è una cosa intima, personale.  Una dote rara che  nasce con te.

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