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Renato Curzi a colloquio con Viviana Musumeci

Le dolci colline marchigiane hanno dato vita a molte aziende specializzate nelle calzature che hanno fatto scuola e che tutt’oggi, anche con la crisi, continuano a produrre e vendere grazie al carattere forte e determinato dei marchigiani e agli imprenditori che solitamente sono poco attenti ai fronzoli, e molto concentrati sui loro prodotti. Linea Marche, è il calzaturificio fondato nel 1972 a Piticchio di Arcevia in provincia di Ancona, che ha dato vita ai tre marchi Vic Matié, Vic e O.X.S. Oggi le collezioni di questi brand sono distribuite nel mondo attraverso gli showroom di Milano, Roma, Parigi Dusseldorf, New York e Shanghai, ma i punti vendita altamente qualificati dove i prodotti di Linea Marche sono venduti, sono distribuiti tra Italia, Europa, Russia, Medio ed Estremo Oriente, USA, Canada e Cina.

Viviana Musumeci ha intervistato il fondatore e attuale presidente Renato Curzi

V.M.: Siamo nella seconda metà dell’anno. E’ già possibile fare un bilancio sull’andamento del 2012?

R.C.: E’ dal 2007 che non cambiamo rotta, anche se a un certo punto abbiamo pensato di operare un riposizionamento e per questo abbiamo, se mi è consentito il termine, “ripulito” i nostri retailers. Il 2012 lo chiuderemo, all’incirca, con gli stessi risultati conseguiti nel 2011. Non cresceremo, ma perlomeno, abbiamo terminato la pulizia riportando la barra stazionaria sul nostro cammino di qualità. Il fatturato ammonterà sui 34 milioni di euro. Premesso che per me, oggi, il mercato Italiano lo inserisco alla voce mercato Europeo, posso dire che siamo partiti alla conquista di Russia, Cina, Corea del Sud, area indonesiana, Medio Oriente. Da circa due anni poi, abbiamo iniziato a internazionalizzare anche negli Stati Uniti. Grazie a questo processo, con il calo di vendite che ha caratterizzato il mercato italiano, abbiamo recuperato quote su e grazie ad altri mercati.

V.M.: Quali sono le strategie che adotterete per i vostri tre marchi (Vic Matié, Vic, OXS)?

R.C.: La comunicazione è importante, ma la collezione lo è di più. La pagina della collezione si presenta bianca in ogni stagione. E’ una pagina bianca che deve essere riempita bene. La comunicazione è fondamentale e si muove attraverso due canali: i magazine nazionali e internazionali e il web.

V.M.: Come si rispecchia sul vostro operato il clima di incertezza che stiamo respirando ultimamente?

R.C.: Io credo nel design, nella qualità, nei prodotti italiani. I nuovi ricchi cinesi o russi vogliono il cibo italiano, il marchio italiano, le borse italiane. Gli accessoristi devono fare cose belle, ma con prezzi più veri. Per noi questa è la vera chance. Finché si parla di Europa si arriva dappertutto, abbiamo una cultura simile, gli Usa sono gia un mercato lontano. La Cina è un’opportunità ma non è ne leggera ne facile. Là non ci si va da soli. Anche là ci sono le persone giuste e bisogna trovarle. In Cina abbiamo tre monomarca O.X.S e vogliamo farne altri 10 entro il 2013, Più altri 50 shop in shop. Sempre in Cina, entro la fine dell’anno chiuderemo una o due partnership. Siamo anche concentrati sull’est europa perché rappresenta il 15% del fatturato. Comunque vorrei dirle una cosa: quella che stiamo vivendo non è una crisi, ma un cambiamento. Per il made in italy non ci sono altre chance: design, qualità, emozioni. Alla fine saranno quelli che si relazionano con verità. Lavoro in questa nicchia da quarant’anni. Se non me lo potrò permettere mi ridimensionerò.

V.M.: La sua è un’azienda familiare, visto che anche sua moglie e le sue figlie vi lavorano. Cosa vorrebbe che facessero le sue figlie? Le ha  cresciute a “pane e suole”?

R.C.: Io credo che per un’azienda delle nostre dimensioni la famiglia sia un valore enorme. L’anima dell’azienda è legata. Ho due figlie, una è art director l’altra ha appena terminato gli studi. Mia moglie si occupa di pr. Io, le mie figlie, in realtà, non le ho volute portare in azienda, sono loro che sono venute. Non volevo rovinarle. L’età media oggi è di 34 anni e mi dà energia positiva. I miei occhi vedono per il mio vissuto, gli occhi delle mie figlie vedono in maniera diversa. Dobbiamo cambiare pensare che gli atteggiamenti sono cambiati. La seconda delle due mie figlie, forse realizzerà una linea di abbigliamento. Vedremo.

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