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69°Festival del Cinema di Venezia, red carpet quasi rosso

Due nomi. Kasia Smutniak, splendida in un abito della collezione Armani Privè così rosso che la maledizione del rosso Valentino procurerà attacchi di daltonismo a campione in tutta la Laguna e Pierfrancesco Favino, che come sta bene lui con uno smoking di Armani addosso  solo il pane con la nutella o la pizza bianca con la mortadella.  Per il resto, il red carpet inaugurale della 69a Mostra del Cinema di Venezia è come se avesse fatto un passaggio nel mio bucato e ne fosse irrimediabilmente uscito fuori due toni di colore sotto. Kate Hudson e Naomi Watts sono state le bellissime star internazionali della prima serata.  Fortunatamente hanno scommesso tutto sull’ eleganza e la sobrietà. D’altronde farlo sui colori dei loro vestiti, beige chiaro per la Watts e un indefinto color carne per la Hudson, sarebbe stato ai limiti del gioco d’azzardo. Avrei potuto infierire su di loro per almeno un altro paio di righe, ma poi e’ arrivato il giornalista Alessandro Sallusti con lo smoking e il colletto della camicia alzato, in stile “sono in barca vela e indosso una polo Ralph Lauren” e, dopo di lui, tutto il resto e’… glamour. Anche Laetitia Casta, che ha indossato un provocante abito nero totalmente in pizzo dalle trasparenze accentuate e dalla linea a sirena. Per gli addetti ai lavori, era in nude look. Per tutti gli altri, in mutande e reggiseno. Ma passiamo alle italiane. Considerato che i vestiti indossati daValeria Marini negli ultimi vent’anni si distinguono solo per numero di strass, non resta che inchinarsi alla creatività di Alberta Ferretti, che ha portato sul red carpet di Venezia due abiti completamente diversi tra di loro, ma ugualmente capaci di attirare l’attenzione. Bianco con piume, seta e trasparenze il romantico abito indossato da Fiammetta Cicogna, sdrammatizzato da una extension di coda di cavallo opportuna come un brufolo il giorno del primo appuntamento. Rosso, senza spalline e decisamente più audace l’abito scelto invece daViolante Placido. Se solo lo spacco profondo fosse stato inversamente proporzionale al plateau della scarpa, l’eleganza ne avrebbe guadagnato e piu’ di un fotografo non avrebbe rischiato lo strabismo per scoprire la presenza di qualche tatuaggio. (Valeria Carola)

Fonte: VM-Mag

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